"...Io appartengo al guerriero in cui la vecchia Via si è unita a quella nuova..."

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giovedì 10 novembre 2011

Grazie per il vostro sostegno, noi non molleremo!




Ciao a tutti,


è tardi, siamo tutti molto stanchi e molti di voi hanno da poco terminato l'ennesima giornata di lavoro in cuffia. Per questo, non vi ruberò molto tempo.

Avverto però il bisogno di ringraziare ciscuno di voi per il sostegno che avete dato alla nostra lista: 45 voti - a soli 5 voti di distanza dalla lista arrivata seconda e soltanto 13 dalla prima - sono per noi un risultato incredibile contro ogni più rosea previsione. Per questo vi rivolgo il mio più sincero ringraziamento.

La Uilcom non partiva certo favorita in queste elezioni. Meno di due mesi fa le nostre due ormai ex Rsu si dimettavano e molti lavoratori decidevano di revocarsi dal nostro sindacato. A questo si è aggiunta una situazione di disagio che i lavoratori di Assist hanno vissuto e patito nel corso degli anni che, almento fino a poco tempo fa, pareva potesse penalizzare anche l'altra Organizzazione che insieme alla nostra aveva Rsu elette, in favore della novità che era rappresentata dall'organizzazione che invece si candidava per la prima volta alle elezioni per il rinnovo delle Rsu.

La vicenda delle dimissioni delle nostre Rsu, di fatto, ha focalizzato un'attenzione negativa sulla Uilcom e, paradossalmente, a beneficiare di tutta questa confusione è stata priprio la lista che nessuno pensava potesse essere premiata dalle urne.

Ma, come si suol dire, il verdetto delle urne è stato emesso e i lavortori di Assist hanno scelto. E i fatti, dei quali non possiamo che prendere atto, dicono che la Uilcom per i prossimi tre anni non avrà Rsu nella vostra azienda.

Ma dalle urne è venuta fuori anche un'altra sentenza: su 172 aventi diritto, ben 153 sono stati i lavoratori che hanno preso parte al voto e, tra questi, 45 hanno votato Uilcom, premiando peraltro la nostra Luisa Tarantino con ben 28 preferenze che le consentono di potersi fregiare del risultato di candidata più votata tra tutte le liste in campo!

Non mi sento di aggiungere tante altre parole. Ma una cosa voglio chiarire a tutti voi, a tutti i lavoratori di Assist, alle altre Organizzazioni sindacali, alle Rsu ed all'azienda: la Uilcom ha riscosso il consenso di 45 lavoratori ai quali oggi è negata, per colpa di un regolamento elettorale vecchio di oltre vent'anni, la possibilità di vedere la propria sigla con rappresentanti eletti.

A questi lavoratori noi della Uilcom non possiamo far altro che ribadire con forza la nostra presenza: nonostante l'esclusione dalla Rsu noi non molleremo!

Saremo per voi una presenza costante, faremo sentire la nostra voce con comunicati, mail, sms e in tutti gli altri modi convenzionali e non!

Non possiamo alzare e sventolare bandiera bianca: ce lo chiedono con forza i 45 lavoratori che ci hanno votato, ce lo chiede con forza la nostra gente, ce lo chiede con forza la nostra storia e lo dobbiamo fare per la nostra dignità.

Un augurio, in conclusione, lo rivolgo sinceramente a tutta la nuova rappresentanza sindacale eletta in Assist.

C'è tanto da lavorare, ragazzi, in questi tre anni che avete d'avanti e noi della Uilcom saremo lì, dietro ogni angolo, dietro ogni position, dietro ogni porta, dietro ogni monitor, dietro ogni tastiera, dietro ogni cuffia a ricordarvi gli impegni presi con tutti i lavoratori in questi 20 giorni e poco più di campagna elettorale:

BUON LAVORO!


Con la Grinta di Sempre,


Gigi Mercogliano

mercoledì 25 agosto 2010

FERMIAMO LA DERIVA LIBERISTA IN CUI STA SPROFONDANDO IL PAESE: LA POLITICA, SPECIALMENTE QUELLA MERIDIONALE, FACCIA LA SUA PARTE!

La vicenda dei tre delegati della Fiat di Melfi, che in questi giorni ha tenuto banco ed ancora interessa le cronache dei principali media del Paese, ci fa riflettere su cosa realmente stia accandento nel mondo delle imprese italiane. Nel corso di un'estate torrida, caratterizzata dall'indagine di Feltri sull'acquisto della cucina della Tulliani e di Fini, dagli incindenti sempre più in aumento a causa di droga ed alcol che nessuno, nonostante le strette sulla patente a punti e sulla velocità, riesce a controllare e dai soliti servizi "insipiti" sulle reti televisive dei "nudi d'autore" dei vip sulle spiaggie italiane al sole e al lusso, c'è voluto l'intervento del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per rendere degna di interesse una vicenda che, altrimenti, avrebbe occupato le pagine interne di Repubblica e Corriere della Sera e a cui avrebbero dato dignità soltanto Liberazione e Il Manifesto. Del mondo operaio, infatti, nel bel paese, il paese dei "naviganti e dei poeti", nessuno se ne frega più nulla. I lavoratori italiani sono alla mercè di imprenditori senza scrupoli che hanno deciso di prendere a sassate la Costituzione e la legge 300 (Statuto dei Lavoratori) per rendere le loro fabbriche più competitive ed in linea con i parametri di profitto e redditività di una Europa sempre meno incline alla sua storica vocazione di patria del Diritto e dello Stato sociale e sempre più votata ad un sistema che immetta maggiore liberismo nella gestione delle imprese e che, in nome della "libertà di impresa", sfrutti sempre di più i lavoratori e la concorrenza, anche quella sleale e libera da vincoli legislativi di alcun tipo. E il paradigma mediatico che viene utilizzato per fare leva sulle coscienze - profittando, in questo, di un'azione praticamente assente della politica che anzi, in alcuni casi, è partigiana di questo terribile disegno senza regole e freni - è quello solito della possibilità di creare nuove e più importanti opportunità di sviluppo e di occupazione per il paese, specialmente nelle aree depresse del Mezzogiorno. Già, il Mezzogiorno. E' infatti al Sud che i nuovi "capitani d'impresa" alla Marchionne concentrano il loro affondo contro i lavoratori e i diritti con la "connivenza complice e colpevole" della politica nazionale e locale, consapevoli del fatto che se i tre delegati sindacali non avessero tentato di rientrare in una fabbrica del Sud come Melfi ma la vicenda si fosse consumata in una fabbrica del Nord, fuori dai cancelli non ci sarebbero state le poche bandiere di CGIL CILS UIL ma una distesa di fazzoletti verdi e bandiere della Lega Nord, con Bossi & soci dinanzi ai tornelli a gridare all'imprenditore "ce l'abbiamo duro e tu i lavoratori li fai rientrare subito o sono botte, cazzo!" Sapendo anche che se l'impresa avesse fatto il muso duro dal giorno dopo si sarebbe ritrovata fuori da ogni forma di sostegno pubblico di cui le azienda italiane del Nord, Fiat in testa, beneficiano attingendo ai vari fondi nazionali ed europei gestiti dalle Regioni di Veneto, Lombardia, Piemonte dove la Lega è maggioranza di Governo. E mentre tutto questo accade, quelle stesse aziende che al Nord temono la Lega, al Sud si ritrovano dinanzi un territorio storicamente vilipeso e delle cui risorse si è fatto bottino da anni e che non ha nella classe dirigente locale lo stesso tipo di atteggiamento difensivista delle proprie fabbriche e dei propri territori che invece si incontra in Padania. Succede così che, sotto il ricatto della delocalizazione e della concreta possibilità di mettere in mezzo ad una strada centinaia di famiglie, la politica locale lasci ad un'azienda che ha fatto del sostegno pubblico la leva sulla quale scaricare per anni il "rischio di impresa" la possibilità di cambiare senza leggi e senza etica le regole del gioco, impoverendo così quelle stesse famiglie e tutto il territorio circostante. E a questo punto l'azienda si permette anche il lusso di non rispettare una sentenza di un Giudiche che, anzi, viene vista come una intromissione in una vicenda privata, fortemente lesiva cioè di un diritto, il diritto alla "libertà di impresa". Quello si che va difeso! E per difenderlo non tarda ad arrivare, quasi come un contraltare a quello del Presidente della Repubblica, il messaggio della "lady di ferro" d'Italia, Emma Marcegaglia, leader degli imprenditori italiani che difende la scelta dell'azienda di non consentire il reintegro dei tre lavoratori nonostante la sentenza del Giudice parli chiaro. Ed allora? Ed allora succede che un accordo sindacale è legge e guai a chi non lo rispetta. Per una sentenza di un Giudice, invece, si può procedere con l'interpretazione, al punto che il paradosso di queste ore è il fatto che il sindacato debba richiedere al magistrarto di chiarire nel dettaglio i termini della sentenza per consntire alla forza pubbllica di renderla esecutiva. E' legittimo chiedersi: ma se una sentenza va interpretata, perchè non ridiscutiamo tutti i processi? Vuoi vedere che qualcuno che, ad esempio, è in prigione da anni con il beneficio dell'interpretazione magari può sperare in una differente collocazione, o no?
Paradossi di questa nazione allo sbando.

L'appello che in queste ore andrebbe rivolto alla Politica italiana, specialmente a quella meridionale, che invece è distratta dalla vicenda di Montecarlo e dall'estate burrascosa nella maggioranza di centro destra dovrebbe essere quello di intervenire duramente nei confronti non tanto di un'impresa che non rispetta le regole e che ignora finanche le sentenze di un Giudice, quanto nei confronti di un tentativo di cambiare profondamente il sistema di relazioni sindacali in Italia, trasformando il Sindacato italiano, l'unico in tutta Europa ad avere ancora una forma ed un'ispirazione novecentesca, in un mero sottoscrittore di accordi definiti innovativi ma che di innovativo hanno soltanto l'abbassamento dei diritti e delle tutele rispetto a quelle conquistate proprio nel Novecento con lo Statuto dei Lavoratori. E' vero che occorre cambiare il sistema Paese con una spinta profondamente riformista e, con questo, è utile rivedere anche il sistema che disciplina i rapporti tra il Sindacato e le imprese. Ma pensare di relegare il diritto e, con esso, il diritto alla rappresentanza in un angolo - facendo del sindacato un'istituzione che, già vecchia nelle forme e nelle classi dirigenti, non potrebbe far altro in questo modo che incamminarsi  velocemenete sulla strada del tramonto - sarebbe pura follia e sarebbe un suicidio anche per le imprese. Queste, infatti, otterrebbero mano libera da un lato ma, in molti casi, perderebbero anche un alleato - quale è stato proprio per Fiat il Sindacato durante tutto il corso della parte finale del '900 - che è sempre pronto ad attivaresi presso le istituzioni locali e nazionali per salvare un'impresa in crisi e favorire l'intervento della politica nelle vertenze delicate che l'imprenditore da solo non riuscirebbe ad affrontare. La vicenda Telecom, gestita con maestria da Slc Fistel e UILCOM la dice lunga e dimostra che, demagogia a parte, quando sindacati e impresa hanno veramente volontà di sedersi ad un tavolo e dialogare fino in fondo, le soluzioni si trovano e insieme si rilancia l'intero agglomerato aziendale, senza sacrificare con questo salario, posti di lavoro e diritti. E senza che nessuno giudice sia costretto a sostituirsi alle parti prendendo decisioni che, altrimenti, sarebbero state negoziate e calate all'interno di un tavolo di confronto.
E' questa la strada maestra da seguire. Non certo quella dei ricorsi alla forza pubblica, alla magistratura o della libertà di impresa a tutti i costi, pure a danno della legge e della Costituzione. Il Sindacato italiano, pur tra mille intoppi e mille contraddizioni, sta provando a fare la sua parte. Telecom insegna. Ma anche Tirrenia, e la stessa Fiat sono testimonianze di come, nonostante le posizioni divergenti, il sindacalismo italiano abbia compreso che occorre riprendere unitariamente la strada per riformare insieme il sistema.

Che anche la Politica faccia la sua parte, ritornando finalmente ad avere il predominio ed il governo sull'economia!

Con la Grinta di Sempre,

Gigi Mercogliano