"...Io appartengo al guerriero in cui la vecchia Via si è unita a quella nuova..."

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martedì 8 marzo 2011

8 marzo 2011: la Uilcom Campania l'ha festeggiato tra le lavoratrici ed i lavoratori dei call center!


Oggi l'8 marzo la Uilcom Campania l'ha trascorso tra le lavoratrici ed i lavoratori dei call center, senza però fermare la nostra attività per celebrare feste ma, al contrario, parlando, insieme alle donne della nostra organizzazione, di Previdenza complementare alle donne ed agli uomini dei call center.

Nel primo pomeriggio, invece, invitati dal collega Luigi Necco nella sua trasmissione "L'Emigrante", abbiamo portanto una donna battagliera e tenace della nostra struttura, Maria Rosaria Raglia, lavoratrice di Telecontact Center a parlare di diritti delle donne che lavorano e che vivono la complessità della nostra città con dignità e passione quotidiana, non rinunciando al contempo ad essere anche mogli e madri.

Questo è il sindacato che ci piace, così siamo fieri di festeggiare le date importanti: con la Mente, il Cuore e la Passione che contrtaddistingue, rispetto al vuoto ed alla pèochezza attorno a noi, l'agire quotidiano delle donne e degli uomini della Uilcom Campania!

Con la Grinta di Sempre,

Gigi Mercogliano


Ps: Invito tutti a sintonizzarsi su Canale9 questa sera alle 19.40 ed in replica alle 22.40 per ascoltare la "chiachierata" su "Donne al lavoro" tra la nostra Maria Rosaria Raglia e l'illustre collega Luigi Necco

mercoledì 29 settembre 2010

MENO FISCO PER IL LAVORO, PIU' LAVORO PER L'ITALIA: CISL E UIL IN PIAZZA A ROMA IL 9 OTTOBRE!


Mentre tutti si domandano che fine abbia fatto la politica italiana, troppo impegnata ad inseguire le "offshore" di Fini, le "damigelle" di Berlusconi offerte in "omaggio" di recente a Gheddafi e le cucine della Tulliani e attendendo sempre invano qualcuno che ha fatto del "NO" a tutto e a tutti il proprio credo spacciandosi così per "finto rivoluzionario" e carpendo la buona fede di tanti lavoratori onesti, c'è chi nonostante tutto ha ancora voglia di rappresentare il disagio di questo paese e di portare in piazza la "proposta" più che la "protesta".

"Meno Fisco per il Lavoro e più Lavoro per l'Italia" è lo slogan di alto impatto mediatico che CISL e UIL, insieme, proveranno a tradurre in proposte concrete dal palco della manifestazione unitaria che si terrà a Roma in Piazza del Popolo sabato 9 ottobre alle ore 10.30.

Dopo aver trascorso l'estate ad osservare come i media hanno provato, a volte purtroppo riuscendoci, a monopolizzare la cronaca "gossippara" - solitamente terreno fertile di vip e veline di ogni genere - con la "triste" e vergognosa storia tipicamente italiana del buttare fango addosso all'avversario politico del momento e dopo aver preso atto che, in assenza di una politica vera e che faccia sentire con forza la propria voce, gli industriali di questo paese ne approfittano immediatamente per fare "i pocri comodi loro", Bonanni e Angeletti, segretari generali di CISL e UIL hanno compreso che dovevano da subito occupare lo spazio lasciato libero dalla politica per caratterizzare e riempire di contenuti un autunno molto caldo che, altrimenti, sarebbe stato appannaggio dell'ennesimo teatrino italiano della vaquità e del nulla eterno.

Fisco e lavoro sono argomenti che devono essere messi in cima alla lista dell'agenda politica italiana. Parlare di fisco suggerendo, anzi, chiedendo a gran voce che il cuneo fiscale sulle imprese sia ridotto se non addirittura del tutto abolito e, nel contempo, chiedere che finalmente si intervenga in maniera concreta sulla pressione fiscale sul lavoro dipendente, sulle buste paga dei lavoratori, significa vedere con gli occhi di chi li vive i reali problemi del paese. Oggi il problema della politica è proprio questo: non riesce a vedere con gli occhi della gente, non riesce a ragionare con le tasche delle famiglie, non fa i conti con le pensioni basse degli anziani e con i disagi che i tagli alle pubbliche amministrazioni, specialmente al Sud, creano ai più bisognosi.
E non serve, in questo frangente, agitare gli stemmi di partito o fare ricorso soltanto allo strumento, seppur indispensabile, dello sciopero: per incidere davvero nel cambiamento, anzi, per determinarlo occorrono proposte e riforme. Come quelle che devono portare il Governo a comprendere che i salari da lavoro dipendente e i redditi da pensione devono essere sostenuti anche con incentivi alle famiglie, specialmente quelle con figli o con disabili, quelle monoreddito o quelle nelle quali il capo famiglia è un pensionato e i figli sono ancora alla ricerca di una prima occupazione. E questo tipo di famiglie sono la maggioranza del paese. Quel paese che non è distante anni luce dal cuore della politica: basta affacciarsi al balcone di Palazzo San Giacomo o Palazzo Santa Lucia (per quel che riguarda Napoli e la Campania, sedi rispettivamente dell'amministrazione comunale e regionale) per vedere che il paese arranca, fa fatica a far quadrare i conti, stenta e a volte si arrende, rinunciando piuttosto che perseguendo il miglioramento della propria vita e il diritto ad avere diritti. Cisl e Uil questo lo hanno capito da tempo.

Il 9 saremo a Roma con gli striscioni e le bandiere del popolo della Uilcom al fianco di Angeletti, il nostro segretario generale, per portare la testimonianza della nostra categoria all'interno della quale forse si avverte maggiormete il bisogno di una politica fiscale in grado di restituire un pò di fiato ai tanti precari, part time, lap e apprendisti che la popolano, specialemente nei call center. Ma anche ai tanti cassintegrati, lavoratori in mobilità o ex lavoratori che, a fronte della chiusura della propria azienda, non hanno nemmeno avuto accesso agli ammortizzatori sociali. Un esercito di giovani - in certi casi anche di tanti meno giovani - che con stenti e sacrifici in una città "perduta" come Napoli ancora insistono a volersi "guadagnare il pane quotidiano" onestamente, piuttosto che cedere alle lusinghe della camorra che sono visibili senza messaggi occulti ad ogni angolo di strada. Noi, con la nostra "militanza", proviamo a dare a questi giovani una speranza.
Il sindacato sta provando a fare la sua parte. La politica ritorni a fare la sua.

"NON ILLUDETECI PIU'!

E' questo lo slogan che porteremo il 9 ottobre in Piazza del Popolo, a Roma, in nome dei tanti precari dei call center di Napoli e Provicia e della regione Campania ma anche in nome di tutti quei lavoratori degli altri settori che rappresentiamo come lo Spettacolo, la Produzione culturale, l'Ippica, i cartai e cartotecnici e i poligrafici, l'industria cinematografica e i quotidiani e le agenzie di stampa che ricadono nel nostro settore.


Con la Grinta di Sempre,

Gigi Mercogliano

clicca sul link per vedere li spot della manifestazione su UILWEBTV:

mercoledì 25 agosto 2010

FERMIAMO LA DERIVA LIBERISTA IN CUI STA SPROFONDANDO IL PAESE: LA POLITICA, SPECIALMENTE QUELLA MERIDIONALE, FACCIA LA SUA PARTE!

La vicenda dei tre delegati della Fiat di Melfi, che in questi giorni ha tenuto banco ed ancora interessa le cronache dei principali media del Paese, ci fa riflettere su cosa realmente stia accandento nel mondo delle imprese italiane. Nel corso di un'estate torrida, caratterizzata dall'indagine di Feltri sull'acquisto della cucina della Tulliani e di Fini, dagli incindenti sempre più in aumento a causa di droga ed alcol che nessuno, nonostante le strette sulla patente a punti e sulla velocità, riesce a controllare e dai soliti servizi "insipiti" sulle reti televisive dei "nudi d'autore" dei vip sulle spiaggie italiane al sole e al lusso, c'è voluto l'intervento del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per rendere degna di interesse una vicenda che, altrimenti, avrebbe occupato le pagine interne di Repubblica e Corriere della Sera e a cui avrebbero dato dignità soltanto Liberazione e Il Manifesto. Del mondo operaio, infatti, nel bel paese, il paese dei "naviganti e dei poeti", nessuno se ne frega più nulla. I lavoratori italiani sono alla mercè di imprenditori senza scrupoli che hanno deciso di prendere a sassate la Costituzione e la legge 300 (Statuto dei Lavoratori) per rendere le loro fabbriche più competitive ed in linea con i parametri di profitto e redditività di una Europa sempre meno incline alla sua storica vocazione di patria del Diritto e dello Stato sociale e sempre più votata ad un sistema che immetta maggiore liberismo nella gestione delle imprese e che, in nome della "libertà di impresa", sfrutti sempre di più i lavoratori e la concorrenza, anche quella sleale e libera da vincoli legislativi di alcun tipo. E il paradigma mediatico che viene utilizzato per fare leva sulle coscienze - profittando, in questo, di un'azione praticamente assente della politica che anzi, in alcuni casi, è partigiana di questo terribile disegno senza regole e freni - è quello solito della possibilità di creare nuove e più importanti opportunità di sviluppo e di occupazione per il paese, specialmente nelle aree depresse del Mezzogiorno. Già, il Mezzogiorno. E' infatti al Sud che i nuovi "capitani d'impresa" alla Marchionne concentrano il loro affondo contro i lavoratori e i diritti con la "connivenza complice e colpevole" della politica nazionale e locale, consapevoli del fatto che se i tre delegati sindacali non avessero tentato di rientrare in una fabbrica del Sud come Melfi ma la vicenda si fosse consumata in una fabbrica del Nord, fuori dai cancelli non ci sarebbero state le poche bandiere di CGIL CILS UIL ma una distesa di fazzoletti verdi e bandiere della Lega Nord, con Bossi & soci dinanzi ai tornelli a gridare all'imprenditore "ce l'abbiamo duro e tu i lavoratori li fai rientrare subito o sono botte, cazzo!" Sapendo anche che se l'impresa avesse fatto il muso duro dal giorno dopo si sarebbe ritrovata fuori da ogni forma di sostegno pubblico di cui le azienda italiane del Nord, Fiat in testa, beneficiano attingendo ai vari fondi nazionali ed europei gestiti dalle Regioni di Veneto, Lombardia, Piemonte dove la Lega è maggioranza di Governo. E mentre tutto questo accade, quelle stesse aziende che al Nord temono la Lega, al Sud si ritrovano dinanzi un territorio storicamente vilipeso e delle cui risorse si è fatto bottino da anni e che non ha nella classe dirigente locale lo stesso tipo di atteggiamento difensivista delle proprie fabbriche e dei propri territori che invece si incontra in Padania. Succede così che, sotto il ricatto della delocalizazione e della concreta possibilità di mettere in mezzo ad una strada centinaia di famiglie, la politica locale lasci ad un'azienda che ha fatto del sostegno pubblico la leva sulla quale scaricare per anni il "rischio di impresa" la possibilità di cambiare senza leggi e senza etica le regole del gioco, impoverendo così quelle stesse famiglie e tutto il territorio circostante. E a questo punto l'azienda si permette anche il lusso di non rispettare una sentenza di un Giudiche che, anzi, viene vista come una intromissione in una vicenda privata, fortemente lesiva cioè di un diritto, il diritto alla "libertà di impresa". Quello si che va difeso! E per difenderlo non tarda ad arrivare, quasi come un contraltare a quello del Presidente della Repubblica, il messaggio della "lady di ferro" d'Italia, Emma Marcegaglia, leader degli imprenditori italiani che difende la scelta dell'azienda di non consentire il reintegro dei tre lavoratori nonostante la sentenza del Giudice parli chiaro. Ed allora? Ed allora succede che un accordo sindacale è legge e guai a chi non lo rispetta. Per una sentenza di un Giudice, invece, si può procedere con l'interpretazione, al punto che il paradosso di queste ore è il fatto che il sindacato debba richiedere al magistrarto di chiarire nel dettaglio i termini della sentenza per consntire alla forza pubbllica di renderla esecutiva. E' legittimo chiedersi: ma se una sentenza va interpretata, perchè non ridiscutiamo tutti i processi? Vuoi vedere che qualcuno che, ad esempio, è in prigione da anni con il beneficio dell'interpretazione magari può sperare in una differente collocazione, o no?
Paradossi di questa nazione allo sbando.

L'appello che in queste ore andrebbe rivolto alla Politica italiana, specialmente a quella meridionale, che invece è distratta dalla vicenda di Montecarlo e dall'estate burrascosa nella maggioranza di centro destra dovrebbe essere quello di intervenire duramente nei confronti non tanto di un'impresa che non rispetta le regole e che ignora finanche le sentenze di un Giudice, quanto nei confronti di un tentativo di cambiare profondamente il sistema di relazioni sindacali in Italia, trasformando il Sindacato italiano, l'unico in tutta Europa ad avere ancora una forma ed un'ispirazione novecentesca, in un mero sottoscrittore di accordi definiti innovativi ma che di innovativo hanno soltanto l'abbassamento dei diritti e delle tutele rispetto a quelle conquistate proprio nel Novecento con lo Statuto dei Lavoratori. E' vero che occorre cambiare il sistema Paese con una spinta profondamente riformista e, con questo, è utile rivedere anche il sistema che disciplina i rapporti tra il Sindacato e le imprese. Ma pensare di relegare il diritto e, con esso, il diritto alla rappresentanza in un angolo - facendo del sindacato un'istituzione che, già vecchia nelle forme e nelle classi dirigenti, non potrebbe far altro in questo modo che incamminarsi  velocemenete sulla strada del tramonto - sarebbe pura follia e sarebbe un suicidio anche per le imprese. Queste, infatti, otterrebbero mano libera da un lato ma, in molti casi, perderebbero anche un alleato - quale è stato proprio per Fiat il Sindacato durante tutto il corso della parte finale del '900 - che è sempre pronto ad attivaresi presso le istituzioni locali e nazionali per salvare un'impresa in crisi e favorire l'intervento della politica nelle vertenze delicate che l'imprenditore da solo non riuscirebbe ad affrontare. La vicenda Telecom, gestita con maestria da Slc Fistel e UILCOM la dice lunga e dimostra che, demagogia a parte, quando sindacati e impresa hanno veramente volontà di sedersi ad un tavolo e dialogare fino in fondo, le soluzioni si trovano e insieme si rilancia l'intero agglomerato aziendale, senza sacrificare con questo salario, posti di lavoro e diritti. E senza che nessuno giudice sia costretto a sostituirsi alle parti prendendo decisioni che, altrimenti, sarebbero state negoziate e calate all'interno di un tavolo di confronto.
E' questa la strada maestra da seguire. Non certo quella dei ricorsi alla forza pubblica, alla magistratura o della libertà di impresa a tutti i costi, pure a danno della legge e della Costituzione. Il Sindacato italiano, pur tra mille intoppi e mille contraddizioni, sta provando a fare la sua parte. Telecom insegna. Ma anche Tirrenia, e la stessa Fiat sono testimonianze di come, nonostante le posizioni divergenti, il sindacalismo italiano abbia compreso che occorre riprendere unitariamente la strada per riformare insieme il sistema.

Che anche la Politica faccia la sua parte, ritornando finalmente ad avere il predominio ed il governo sull'economia!

Con la Grinta di Sempre,

Gigi Mercogliano

venerdì 30 luglio 2010

INTIMAZIONE DI SFRATTO ALL'EDENLANDIA ED ALLO ZOO DI NAPOLI. INTERVENTO DELLA UILCOM COL SINDACO ROSA IERVOLINO RUSSO


COMUNICATO STAMPA


INTIMATO LO SFRATTO ALL’EDENLANDIA ED ALLO ZOO DI NAPOLI. TAGLIALATELA - UILCOM-UIL, SCRIVE AL SINDACO IERVOLINO: A RISCHIO CENTINAIA DI POSTI DI LAVORO OLTRE ALL’INDOTTO. NAPOLI PERDEREBBE LA SUA VOCAZIONE DI METROPOLI EUROPEA” !



“La Uilcom-Uil Campania esprime grande preoccupazione per la notizia del recapito, da parte dell’Ufficiale Giudiziario, dell’intimazione di sfratto alla società Parks & Leiusure che gestisce l’area di divertimento e di attrazioni di Edenlandia e lo Zoo di Napoli”.

Ad affermarlo è Massimo Taglialatela, segretario generale della Uilcom-Uil Campania che, in una nota, ribadisce:

“La vertenza tra l’Ente Mostra d’Oltremare e la Parks & Leisure è storia vecchia. E’ la storia dello stesso copione che si ripete da anni e che vede il susseguirsi di scelte sbagliate da parte delle amministrazioni comunali, che da sempre provano a dare la spallata decisiva per togliere da Napoli e da Fuorigrotta anche l’ultimo avamposto di svago e cultura che ancora regge in questa città martoriata e che è rappresentato dal parco dei divertimenti dei Edenlandia e dallo Zoo di Napoli. E questo – spiega il sindacalista – per trasformare l’intera area chissà in quale progetto ambizioso che, come spesso accade, rischia se non ben commisurato alla realtà locale di finire per deturpare l’ambiente e non produrre effetti significativi sull’economia di Fuorigrotta e di Napoli. Chiudere l’Edenlandia e lo Zoo significa privare Napoli di una vocazione europea, visto che tutte le grandi Metropoli d’Europa, da Berlino a Madrid, da Copenaghen a Praga, da Parigi a Roma, hanno nel proprio perimetro cittadino entrambe le aree. Privare i bambini di Napoli di aree di divertimento come Edenlandia significa privarli dei sogni. Togliere loro poi – aggiunge Tagliatatela – anche aree di cultura e studio della natura e degli animali come lo Zoo significa privarli di conoscenza e far fare a Napoli ed ai napoletani un passo indietro nella storia. A questo si aggiunga il grave fardello occupazionale le cui ricadute, in un momento delicato per Napoli e la Campania e di crisi economica internazionale, avrebbero forti ripercussioni sull’economia cittadina e regionale. Come Uilcom – conclude il sindacalista – ci schieriamo da subito al fianco di Cesare Falchero e dei suoi dipendenti, per difendere un patrimonio di Napoli e dell’Italia tutta e chiediamo all’onorevole Sindaco di Napoli Rosa Iervolino Russo di attivare da subito un tavolo per scongiurare la crisi e salvare Edenlandia e lo Zoo di Napoli”!

Massimo Taglialatela è infatti intervenuto prontamente nella vicenda scrivendo al Sindaco di Napoli On.Rosa Iervolino Russo per chiedere l'immediata apertura di un tavolo di confronto per scongiurare la crisi di Parks & Leisure, società che gestisce il parco divertimenti di Edenlandia e lo Zoo di Napoli, dopo aver appreso dai vertici societari e dai lavoratori del recapito dell'intimazione di sfratto da parte dell'Ufficiale Giudiziario a seguito dell'azione giudiziaria intrapresa dall'Ente Modtra D'Oltremare, concessionaria dei suoli da parte del Comune di Napoli.

Sulla vicenda ha scritto al Sindaco anche il consigliere comunale del PD Emilio Di Marzio, sostenendo l’iniziativa della Uilcom-Uil e chiedendo al Primo cittadino di Napoli di dar seguito con tempestività alla richiesta di confronto pervenuta dai lavoratori e dalla società di Fuorigrotta per tramite dell’Organizzazione sindacale di categoria.


Napoli, 30 luglio 2010
 
L'Ufficio Stampa
 
 
SEGUE LETTERA ALL'ONOREVOLE ROSA IERVOLINO RUSSO
SINDACO DI NAPOLI
 
Egregio Sindaco,


La vertenza tra l’Ente Mostra d’Oltremare e la Parks & Leisure è storia vecchia.

E’ la storia di conflitti e contrasti, divergenze di natura politica e sociale, veti e pareri contrari che, se non governati in tempo, possono mettere a serio rischio il futuro commerciale di una città e i posti di lavoro di centinaia di lavoratori.

In questi giorni alla società Parks & Leisure – che gestisce il parco divertimenti di Edenlandia e lo Zoo di Napoli – ha fatto visita l’ufficiale giudiziario per notificare l’intimazione di sfratto entro il mese di settembre prossimo. Questa ipotesi taglia le gambe alla società che, non intravedendo un futuro sull’area dei suoli di pertinenza dell’Ente Mostra d’Oltremare, potrebbe pensare di dismettere le proprie attività nel comprensorio di Fuorigrotta per andare altrove.

L’idea di togliere da Napoli e da Fuorigrotta anche l’ultimo avamposto di svago e cultura che ancora regge in questa città martoriata e che è rappresentato dal parco dei divertimenti dei Edenlandia e dallo Zoo di Napoli è un’ipotesi che ci lascia impietriti al solo pensiero.

Chiudere l’Edenlandia e lo Zoo, inoltre, significa privare Napoli di una vocazione europea, visto che tutte le grandi Metropoli d’Europa, da Berlino a Madrid, da Copenaghen a Praga, da Parigi a Roma, hanno nel proprio perimetro cittadino entrambe le aree. Privare i bambini di Napoli di aree di divertimento come Edenlandia significa privarli dei sogni. Togliere loro anche aree di cultura e studio della natura e degli animali come lo Zoo significa, ancora, privarli di conoscenza e far fare a Napoli ed ai napoletani un passo indietro nella storia. A questo si aggiunga il grave fardello occupazionale le cui ricadute - in un momento delicato per Napoli e la Campania e di crisi economica sotto gli occhi di tutti - avrebbero forti ripercussioni sull’economia cittadina e regionale.

Come Uilcom ci siamo da subito schierati al fianco di Cesare Falchero e dei suoi dipendenti, per difendere un patrimonio di Napoli e dell’Italia tutta e far in modo che nell’intera area si possano portare nuove idee che, partendo da ciò che già esiste, portino sempre più visitatori anche da fuori Provincia – e, perché no, da fuori Regione - a visitare le aree di divertimento e natura dell’Edenlandia e dello Zoo di Napoli.

Le rivolgiamo, Onorevole Sindaco di Napoli, un accorato appello affinché si adoperi al fine di attivare da subito un tavolo di confronto per scongiurare la crisi e salvare Edenlandia e lo Zoo di Napoli dalla chiusura inevitabile, convinti come siamo che la Sua Altissima Responsabilità civile e politica La spronerà ad agire con volontà e rapidità per il bene comune, nell’interesse di Napoli e dei Napoletani.


Napoli, 30 luglio 2010

Il Segretario Generale

Massimo Taglialatela